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Artiste
Alessandro PADOVAN (Peintre) (Sculpteur)
Editions Juin 2017,
Alessandro Padovan uses a technique alternative: self-tapping screws and acrylic painting on panel. A way to give three-dimensionality, ironically playing between the painting and the sculpture. The screws in fact are mails to different depths and they form different planes through which take shape the figures. Takes its inspiration from the graffiti, to the street art and to the comic strips.
Alessandro Padovan ha una cifra tutta sua: usa viti autofilettanti.
La tecnica è quella classica dell’assemblage, cioè l’incorporazione in un'opera d'arte di materiali tridimensionali vari, spesso oggetti quotidiani, che, a partire dal cucchiaino inserito nel 1914 da Picasso nella serie “Verres d’absinthe”, ha caratterizzato fino ad oggi tanta parte dell’arte contemporanea. La vite però è un modulo. La parola modulo deriva dal latino “modus”, misura. L’idea di modularità è il primo passo di un processo costruttivo. Il modulo è un componente di un sistema, che attraverso un’apposita interfaccia si integra nel sistema stesso. E’ identificabile e allo stesso tempo ben si presta a formare una costruzione o composizione organica. Molto distante dal modulo grafico ricorrente di Capogrossi, dalla ripetizione ossessiva in uno preciso schema geometrico degli scatti modulari di Galimberti, la vite di Padovan è lontanissima anche dai “chiodi” di Aubertin disposti a regolari intervalli in grate dal progetto ordinato. In Padovan il modulo non ha alcun rapporto con valori geometrici o costruzioni geometriche evidenti. Innanzitutto il modulo vite è usato come sostituto del segno grafico per la sua valenza tridimensionale. L’attenzione è rivolta alla costruzione nello spazio partendo da un piano bidimensionale che forma il supporto. Il colore incide, ma non troppo, sullo sviluppo della forma. Il bassorilievo che ne deriva ha un forte contrasto tra la superficie bene o male ruvida delle viti, incise a croce nella testa e divise tra loro da serrati solchi, e la superficie lucida della tavola sulla quale è incollata o dipinta gran parte della figura. Da un mezzo omogeneo prende così forma una struttura che ha una forte valenza simbolica. E’ come una visione dall’alto di possibili relazioni reali o virtuali tra individui, costretti e inchiodati nei proprio limiti, nell’ottica di una collaborazione più ricca ed efficace possibile. Le viti sono incisive, forano il supporto, lo compenetrano scavandosi la via e avvolgendosene. Sono tutte uguali, e con la stessa forza e lo stesso peso contribuiscono alla costruzione del tutto. E’ un’ idea e simbolo di coesione per un progetto comune, in cui l’unione fa la forza, in cui il singolo rimane distinto, ma solidale. Un tributo al lavoro di squadra e alla swarm intelligence. Ricorda una colonia di insetti sociali, in cui gli individui interagiscono tra di loro anche senza la conoscenza del modello globale. E’ un’analisi divertente e simpatica delle possibili forme di interazione, imposte o spontanee, della dinamica di gruppo e della rete di rapporti sociali, tradotta in immagini frizzanti e colorate, accessibili a tutti.
© Maria Teresa Majoli
Galerie associée : IL MELOGRANO ART GALLERY
site web - e-mail : info@meloarte.net
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